L’amico ritrovato vs L’amico perduto | #dialogotralibri

n2Buongiorno, buongiorno! Torniamo con il secondo appuntamento di questa interessantissima sfida ideata da Tiziana de La soffitta di Ti. In cosa consiste? Osservate attentamente la vostra libreria e individuate due libri che, per una ragione o per l’altra, dialogano tra loro. Per quest’occasione ho scelto una coppia perfetta: entrambi i libri affrontano storie di amicizia, ma con esiti diametralmente opposti.

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L’amico ritrovato, di Fred Uhlman (traduzione di Maria Giulia Castagnone)

Germania, anno 1932. Hans Swarz è figlio di un medico ebreo, ha sedici anni e frequenta un liceo in cui non riesce a legare con i compagni. Finché non arriva Konradin von Hohenfels, giovane appartenente all’aristocrazia tedesca. Poco per volta, i due scoprono di avere interessi in comune e tra di loro nasce una bellissima amicizia che, purtroppo, viene ostacolata dal clima sempre più ostile che sta interessando la nazione. Un esempio su tutti: Hans non viene mai invitato a casa di Konradin, a meno che i genitori di quest’ultimo siano assenti. Quando la situazione politica e sociale inizia a peggiorare, Hans si trasferisce a New York per continuare gli studi, portandosi dietro il dolore di aver visto Konradin aderire al nazismo.

Ma perché questo amico è “ritrovato”? Parecchi anni più tardi, Hans riceverà una notizia particolare (non vi dico quale), e con essa la prova che il Konradin conosciuto tra i banchi di scuola non aveva mai cessato di esistere.

Si tratta di un romanzo breve, primo capitolo di una trilogia intitolata Trilogia del ritorno, ad alta componente autobiografica, dal momento che Uhlman stesso apparteneva alla borghesia ebraica e che era dovuto fuggire per sottrarsi alla furia del nazismo. Si legge in pochissimo tempo, ma in queste poche pagine sono condensate delicate emozioni che vanno ad aggiungere nuove sfaccettature alla letteratura che si occupa di raccontarci cos’era e cosa ha significato l’olocausto.

Stoccarda
Stoccarda, 1905, fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Stuttgart,_Schlossplatz,_1905.jpg

Sullo sfondo, Stoccarda, descritta con una certa nostalgia dall’autore, che la coglie nei suoi teatri, viali, fiumi e atmosfere.

***

L’amico perduto, di Hella S. Haasse (traduzione di Fulvio Ferrari)

Gli anni sono più o meno sempre quelli, ma ci spostiamo sull’isola di Giava, colonia olandese. Il narratore, di cui non conosciamo il nome, è il figlio del direttore di una piantagione olandese e il suo migliore amico è Urug, figlio di un lavorante indigeno. Come potete capire, le premesse per una rosea vicenda sono del tutto assenti.

coffee java
Piantagione di caffè, fonte: http://www.web-books.com/Classics/ON/B0/B701/25MB701.html

Il narratore ha un’anima pura, vive l’infanzia con spensieratezza, giocando per strada, come un indigeno, e trascorrendo la maggior parte del tempo a casa della famiglia di Urug. Ignaro delle differenze sociali e culturali che impone loro la società. Finché il padre, un uomo severo e incapace di affetto nei suoi confronti, impone la propria volontà sulle frequentazioni del figlio, la lingua da usare e il modo di vestirsi.

Un giorno accade una tragedia, e per sdebitarsi la famiglia del narratore offre anche a Urug un’istruzione. Tuttavia le differenze tra i due non fanno che aumentare: Urug non ha mai avuto uno sguardo disincantato, è coscio delle ingiustizie che gravano sulla sua terra e il suo popolo. Mentre il narratore è costretto a studiare in una rigida scuola religiosa, Urug esplora il mondo, decide di diventare medico e aderisce al movimento rivoluzionario e indipendentista. Prova probabilmente rabbia nei confronti del suo ex-migliore amico, perché incapace di aprire gli occhi sulla realtà.

Un romanzo breve sul senso di diventare adulti, sulle relazioni con lo straniero, sul senso di indipendenza e di appartenenza a una terra. Il nostro povero narratore non trova radici: prima di rifugiarvisi allo scoppio della Seconda guerra mondiale, non ha mai visto l’Olanda, non ha niente in comune con quella terra lontana; ma al contempo, Giava, quella che ha sempre considerato la sua casa, lo respinge in quanto straniero simbolo dell’oppressione.

Sarò per sempre uno straniero nel paese dove sono nato, nella terra da cui non voglio essere sradicato?

A far da testimone a queste vicende, gli splendidi paesaggi che sembrano animarsi su una tela grazie a sapienti pennellate: possiamo vederne i colori vividi, annusarne gli odori intensi, assaporare i gusti esotici e lasciarci avvolgere dalle atmosfere magiche.

Palm Trees Sunrise Java Rice Field
Campo di riso, fonte: https://www.maxpixel.net/Palm-Trees-Sunrise-Java-Rice-Field-4048441

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