L’incubo di Hill House | Recensione spoiler alert

L'incubo di Hill House_spoiler alertDi nuovo salve. Come promesso ecco qua la recensione di questo meraviglioso romanzo per chi il libro lo ha già letto o non teme gli spoiler. Buona lettura!

Dunque, da dove partire? Ribadendo forse ancora una volta che questo romanzo mi ha conquistato. Perché è imprevedibile e finora non avevo mai letto nulla di simile. L’ho terminato in riva al mare, con le onde che mi lambivano le gambe (che affascinante contrasto rispetto all’ambientazione della vicenda), e una volta voltata l’ultima pagina la mia mente era un turbinio di domande. Il pensiero di Hill House ha continuato a perseguitarmi per giorni, mi sono dovuta fermare a riflettere, lasciar sedimentare quello che avevo appena vissuto. E anche adesso mi ritrovo spesso a pensarci, cercando di estrarne le verità che nasconde.

L'incubo di Hill House

Per andare dritti al punto, per me Hill House è la rappresentazione materiale della mente di Eleanor. Sono interconnesse, sono una cosa sola. Non credo che Eleanor sia impazzita come conseguenza del suo essere più suggestionabile e fragile, penso che sia la casa a essersi modellata su di lei, la prima ad averci messo piede. Non afferma forse lei stessa che quelle voci, quelle risate, avevano origine direttamente dalla sua testa? E se fosse stata sempre lei, la notte, a correre lungo il corridoio bussando alle porte? Sì che diverse volte si trova in compagnia degli altri quando si verificano questi strani fenomeni, ma, benché la narrazione sia in terza persona, è il punto di vista di Eleanor che ci viene proposto. E io non mi fido. Forse lei stessa voleva autoconvincersi di aver passato la notte stretta a Theo.

Hill House è il luogo dove Eleanor può sperare di essere se stessa, fuggendo dalla trappola che finora è stata la sua vita, passata prima al capezzale della madre (della cui morte si sente responsabile) e poi come elemento di troppo nella famiglia della sorella, che non mostra il minimo affetto nei suoi confronti. Gli unici pensieri che la attraversano al sapere che Nell vuole partecipare a questo esperimento sono rivolti alla macchina che le serve per compiere il viaggio. Chi se ne importa del suo destino, della sua incolumità, delle persone con cui andrà a stare. E se rovina la macchina? E se servisse perché la bambina sta male?

Prendere la macchina e fuggire la mattina presto è il primo atto di ribellione che compie Eleanor. Il viaggio che affronta per raggiungere Hill House è altamente simbolico. Lo spazio-tempo si dilata, con l’immaginazione di Eleanor che le fa vivere addirittura mille vite intere all’interno di ogni casa che incontra lungo la strada. E poi il caffè preso al bar, da cui la donna vorrebbe solo fuggire, ma non può, perché andare fino in fondo alla sua decisione significa compiere un importante atto di volontà, dimostrando a se stessa che è libera di fare quello che vuole.

Dall’incontro con i Dudley, una sottile ansia ha cominciato a insinuarsi in me. La maestria della Jackson sta nel mettere in scena situazioni che ti fanno sentire come se camminassi su una corda tesa. Ogni volta che Eleanor si allontana, che i personaggi perdono l’orientamento, che scoprono un nuovo particolare dell’abitazione, il lettore rimane con il fiato sospeso, pronto a ricevere il colpo. E invece falso allarme, non succede niente, anche i giovani che si erano spaventati ridono di loro stessi e del loro timore, nel tentativo di esorcizzarlo. Ma non ci riescono mai del tutto.

Passando ai personaggi, Theo è sicuramente l’alter ego di Eleanor, la proiezione della donna che vorrebbe essere. Elegante, raffinata, con la battuta sempre pronta, proprietaria di un negozio e quindi indipendente, padrona della propria vita. Nei suoi confronti Eleanor sviluppa un sentimento di amore e odio: smania per farsi apprezzare, si inventa addirittura di avere un piccolo appartamento tutto suo, ma al contempo non la sopporta.

Il problema fondamentale di Eleanor è la solitudine e il senso di colpa che la tormenta, convinta di aver causato la morte della madre per aver ignorato un suo richiamo una notte. Così le scritte “ELEANOR TORNA A CASA” che improvvisamente compaiono sui muri non sono avvertenze circa un pericolo da cui deve fuggire (almeno, io inizialmente avevo interpretato così), ma l’espressione del più intimo desiderio della donna: tornare a una casa che sia una vera casa, un luogo dove essere amata. Il futuro fuori da Hill House al termine dell’esperimento la spaventa, tanto che poi rivela a Theo di aver mentito riguardo all’appartamento e la implora di accoglierla nel suo.

Ma piano piano Eleanor viene rifiutata anche dal gruppo. Mi ha colpito tantissimo la scena in cui si avvia, insieme a Theo e Luke, verso un ruscello, per poi venire abbandonata dai due che non avevano più voglia di seguirla. E anche più tardi, per caso origlia una conversazione tra la donna e l’uomo che discutono di come sarà il libro del professore. Menzionano praticamente tutti gli altri avventori di Hill House, persino i Dudley e Mrs Montague, ma nessun cenno di Nell.

A questo punto lei diventa una cosa sola con il fantasma che stando a Mrs Montague abita la casa e con cui è riuscita a mettersi in comunicazione tramite una seduta spiritica. Guarda caso il fantasma si chiama proprio Eleanor. E se fosse anche una delle due bambine di Hugh Crain, primo proprietario di Hill House? Anche loro costrette a vivere senza l’amore di una madre, morta a causa di un incidente mentre raggiungeva per la prima volta la casa. La necessità di Eleanor di ricongiungersi con la madre si fa insistente, sente la sua voce che la chiama e che la porta su in alto, su una torretta pericolante (luogo del suicidio della dama di compagnia che aveva ereditato la casa), da cui la devono salvare prima che ci sia il rischio che cada.

Come conseguenza di questa azione, tutti la vogliono rispedire a casa, per preservare la sua incolumità; ma Eleanor non ha futuro al di fuori di Hill House, ce lo dice lei stessa:

“Niente leoni di pietra, grazie, niente oleandri; ho spezzato l’incantesimo di Hill House e in un modo e nell’altro sono entrata. Sono a casa, pensò, e a quel pensiero si fermò sbalordita. Sono a casa, pensò, e adesso di sopra.”

[Traduzione di Monica Pareschi]

La sua unica alternativa è la morte. E non è un caso che Nell diriga la macchina in modo che si schianti contro un albero, a replicare la morte dell’ultima persona che anni prima aveva tentato di andarsene, sbalzata dal cavallo imbizzarrito contro un grosso albero del vialetto. Perché Hill House si offende se i suoi ospiti se ne vanno.

Le ultime righe ci descrivono l’insuccesso del libro del professor Montague e ci ragguagliano sulle vite degli altri inquilini. Ma ancora una volta, nessuna menzione di Nell, della reazione della sua famiglia di fronte alla tragedia. Come se Eleanor non fosse mai neanche esistita.

Direi che ho buttato abbastanza carne al fuoco. Incredibile come un romanzo così breve (di solito io preferisco quelli molto lunghi) possa essere così denso di significati. Ma ci tengo a precisare che, sebbene per alcuni aspetti abbia trovato conferma in articoli che citavano studi critici dell’opera, tutto quello che ho scritto qui è frutto delle mie personali elucubrazioni: prendetelo per tale!

Una cosa di certo l’abbiamo imparata: dobbiamo sempre lottare per avere la nostra “tazza di stelle“.

E ora, aspetto di conoscere la vostra di interpretazione!

Pubblicità

6 pensieri riguardo “L’incubo di Hill House | Recensione spoiler alert

  1. Anche a me sono sorte moltissime domande e considerazioni una volta finito questo romanzo. La prima e quella che più mi ha colpito è l’evanescenza di Nell: mi sono spesso chiesta, come ha fatto anche tu, se Nell stessa non fosse il fantasma della casa. Le coincidenze erano troppe e ancora adesso credo che la relazione fondamentale della storia sia proprio il rapporto che si crea (o che forse esiste da sempre) tra la ragazza e la casa. Di sicuro alla fine Eleanor scompare dalla vita reale, dal mondo dei vivi, e non solo perché si è uccisa: non si parla più di lei, come se adesso facesse parte di un altro mondo, quello di Hill House, quello che puoi conoscere solo se vai lì e lo vivi sulla tua pelle. Lei diventa parte della leggenda, resta incastrata nelle sue paure e non ottiene il cambiamento che tanto desiderava, ma si cristallizza per sempre in una storia.

    Piace a 1 persona

Rispondi a lesploratricedinchiostro Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...