Harry Potter e il Principe Mezzosangue | Recensione

20200726_141016Harry Potter and the Half-Blood Prince. Finito di leggere questo libro, ero in un subbuglio di emozioni diverse. In lacrime ovviamente, ma anche un po’ destabilizzata, perché ha minato quasi tutte le mie certezze e quello che pensavo di sapere già della trama. Ho inoltre trovato questo capitolo un po’ più lento degli altri, eppure succedono ugualmente un sacco di cose, ogni pagina è una novità, un piccolo indizio che andrà a comporre un grande puzzle.

Rispetto all’Ordine della Fenice abbiamo un Harry più maturo (ma non sbilanciamoci troppo, ha sempre la tendenza a “dimenticarsi” di importanti compiti che gli vengono assegnati) e fa tenerezza vederlo così sconsolato per la perdita subita. Di positivo c’è che ha finalmente ritrovato la guida che gli mancava. Insieme a Harry e Voldemort, è Silente il grande protagonista di questo capitolo: torna completamente al fianco di Harry, andando addirittura a prelevarlo personalmente dalla casa dei Dursley, e lo convoca per lezioni private che avranno lo scopo di far luce su chi è davvero il Signore Oscuro e cosa serve per sconfiggerlo. Abbiamo modo di conoscerne la famiglia e vedere quanto già fosse inquietante alla tenera età di 11 anni, quanto già erano radicati un lui la sete di potere e l’idea di usare la magia a danno degli altri. Potremmo dire che questi salti nel passato sono le battute che determinano il ritmo della narrazione.

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Ma ho anche avuto la conferma che è proprio vero (come avevo sentito da qualche parte) che i vari romanzi sono scritti come fossero uno specchio, collegati in questo modo: 1-7, 2-6, 3-5 e il 4 che fa un po’ da ponte. Se ci pensate, sono tantissimi i parallelismi tra i libri 2 e 6.

Partiamo appunto da Voldemort e i viaggi nel passato. In questo caso abbiamo le varie memorie raccolte da Silente, allora il mezzo era il diario in cui era contenuto il ricordo di Tom Riddle studente. Tra l’altro ora scopriamo tutta la storia degli horcrux e guarda caso il diario era il primo a essere stato involontariamente scoperto e distrutto. Gli studenti, inoltre, non sono affatto al sicuro a Hogwarts, e vari di loro allora erano caduti vittima delle sguardo pietrificatore del basilisco, adesso rischiano la vita a causa di oggetti intrisi di magia nera e bevande avvelenate (Gazza che controlla gli studenti con una specie di metal detector mi ha ricordato troppo i periodi di terrorismo che purtroppo conosciamo bene anche noi). I sospetti di Harry ricadono sempre su Malfoy: in quell’occasione si era sbagliato, ma sarà così anche questa volta? Per concludere, finiamo sempre in luoghi oscuri e quasi inaccessibili: allora eravamo discesi nei sotterranei di Hogwarts, nella camera dimora del basilisco, mentre questa volta ad attenderci c’è una grotta ricca di pericoli e figure inquietanti.

Uno dei più grandi misteri è racchiuso nel libro di pozioni che si ritrova a usare Harry, appartenuto al Principe Mezzosangue, grazie ai cui suggerimenti Harry diventa il migliore della classe. Ma tra le pagine si nascondono anche nuove formule magiche che possono mettere in pericolo la vita di chi ne cade vittima. Chi è quindi questo Principe? C’è da fidarsi, come fa Harry che sviluppa quasi un attaccamento morboso? O dobbiamo credere a Hermione, che ne diffida totalmente? È questo uno dei casi in cui falsi indizi lasciati qua e là mi stavano facendo dubitare di quel che io credevo di sapere. Ma questo ha aggiunto solo ancora più suspense molto gradita.

Che dire del resto? Ho amato l’idea dell’incontro tra il Primo Ministro inglese e il Primo Ministro della magia. Per ricordarci che i due mondi sono sempre strettamente collegati. Lumacorno mi ha ricordato tantissimo Allock per il bisogno di stare al centro dell’attenzione e volersi affiancare a gente famosa, ma almeno questo professore non è un impostore ed è anche il primo Serpeverde di cui Harry riesce ad avere un minimo di stima. Hagrid è il solito gigante buono che non si può far altro che amare nonostante la sua passione per creature magiche non esattamente innocue. Dal canto loro i ragazzi imparano a crescere, tra gelosie (ciascuno a modo suo si sente escluso), amori che nascono e finiscono e sviluppo dell’autostima, imparando a fidarsi delle proprie capacità senza puntare tutto sulla fortuna per raggiungere il successo.

La vicenda è inoltre costruita in modo da gettare sempre più ombra sulla figura di Piton, che alla fine diventa il nemico numero uno. E pur non sopportandolo proprio come insegnante e talvolta come persona, sapendo già (purtroppo) la verità, non posso che ammirarne il coraggioSPOILER!!! ***Uccidendo l’unica persona che poneva completa fiducia in lui e ideatrice di un piano ben preciso sconosciuto a tutti gli altri, Severus è tra coloro che più si sacrifica per riportare la pace nel mondo magico.***

Draco Malfoy mi ha fatto tantissima pena. C’è chi, per contrapporlo a Harry, lo definisce the boy who had no choice, il che non è del tutto vero, ma certamente il fatto di trovarsi dalla parte sbagliata non lo aiuta, in balia di eventi più grandi di lui. Nelle scene finali avrei tanto voluto abbracciarlo e dirgli che sarebbe andato tutto bene.

Silente però è Silente, non possiamo che tornare da lui. Questo libro è lui. Ce lo presenta sotto tantissime luci: la persona di spirito che si diverte palesemente a scioccare i Dursley con magie semplici che sostituiscono gesti quotidiani (come prendere dei bicchieri e versarci da bere), il professore che trasmette la sua grande conoscenza all’allievo, l’uomo coraggioso e sempre altruista che anche sotto minaccia di morte non perde la sua compostezza e tenta di salvare fino alla fine un povero ragazzo innocente, ma soprattutto lo vediamo per la prima volta in tutta la sua fragilità. C’è in primo luogo qualcosa che lo sta lentamente consumando, ma la scena nella grotta è quanto di più angoscioso io abbia letto finora in questi libri. Mi sentivo terrorizzata e impotente come Harry di fronte al difficile compito che era chiamato ad assolvere.

Vorrei quindi concludere con una citazione. La frase, pronunciata da Silente stesso, che più mi ha commosso e segnato durante questa lettura:

“I am not worried, Harry,” said Dumbledore, his voice a little stronger despite the freezing water. “I am with you.”

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