Harry Potter e i Doni della Morte | Recensione

Harry potter e i doni della morteHo finito di leggere Harry Potter. Ho finito di leggere Harry Potter per la prima volta nella mia vita. Ho finito di leggere Harry Potter dopo due anni che ho preso tra le mani il primo volume (sono bravissima nel diluire il piacere di leggere le saghe nel tempo). Ho finito di leggere Harry Potter qualche mese fa, ma è come se fosse successo ieri.

Benché sia il capitolo in cui ogni tessera del puzzle trova finalmente il suo posto, ammetto che I Doni della Morte non è il mio preferito della saga. Non che sia brutto, intendiamoci! È semplicemente difficilissimo stilare una classifica e nella mia top three ci sono già Il prigioniero di Azkaban, L’Ordine della Fenice e Il Principe Mezzosangue. Non necessariamente in quest’ordine, sono ancora profondamente combattuta.

I doni della morte

La struttura del romanzo è ben definita: una prima parte che ha il sapore delle montagne russe e una seconda totalmente travolgente, al cardiopalma, a tratti confusionaria come è giusto che sia nel bel mezzo di una battaglia. Poche ore si dilatano su forse un centinaio di pagine. Quando definisco la prima parte “a montagne russe”,  mi riferisco alla continua alternanza tra scene concitate ad altissima tensione ad altre in cui sembra quasi esserci calma piatta. Questo perché i nostri eroi devono iniziare la caccia agli horcrux, ma non hanno la più pallida idea da dove iniziare. Vorrei ben vedere, hanno pochissimi indizi, suona quasi come un’impresa impossibile e al loro mistero si affiancano i doni ricevuti da Silente: uno sembra estremamente banale, uno è scritto in una lingua incomprensibile, uno non si apre e l’ultimo non lo possono recuperare perché non si sa dov’è. Insomma, tutto molto bene. Le continue fughe, i continui spostamenti di sede, i fallimenti, le lunghe giornate in tenda a preparare un piano… tutto contribuisce a creare un senso di disperazione e smarrimento. Dopotutto sono solo 3 ragazzi di appena 17 anni, come si può pretendere da loro che salvino il mondo?

I personaggi sono come sempre un grande punto di forza. Ne ritroviamo di vecchi e ne conosciamo di nuovi. Adulti spaventati che compiono scelte discutibili e giovani che tirano fuori un coraggio da leone, piccoli amici che non esitano a sacrificarsi, cattivi sempre più cattivi e cattivi che forse non lo sono poi così tanto, buoni di cui emerge un forse oscuro passato. Per ricordarci che il mondo non si può dividere semplicemente in bianco e nero. Meravigliosa ovviamente la storia di Silente, svelata tra bugie e verità, così come quella di Piton, che ci mostra letteralmente la sua vita. E le morti, beh, sono state tutte una pugnalata al cuore. Anche se sai che doveva succedere. Verso la fine dovevo sempre riuscire a distinguere le parole tra le lacrime.

Tre scene che porterò sempre con me? Quando Harry fa visita alla tomba dei genitori e quando nel bosco si manifesta il patronus a forma di cerva. Quando Harry accetta di andare incontro al proprio destino, senza alcuna paura e alcun rimpianto perché con lui ci sono le persone che più lo amano.

E che dire dei famosi doni della morte? Una bellissima storia nella storia. Una perfetta metafora della vita, dei desideri e delle paure delle persone incarnati da tre semplici oggetti. Si dice anche che chiunque riesca a entrare in possesso di tutti e tre i doni diventerà padrone della morte e sarà in grado di sconfiggere la morte stessa. SPOILER!!!! Come ben sappiamo, praticamente tutti quelli che sono entrati in possesso di uno o più dei doni sono finiti male. Tutti tranne Harry: ancora una volta il giovane mago riesce nell’impresa perché non cerca né usa i doni in modo egoistico. E come sempre, la chiave di tutto è l’amore verso il prossimo. FINE SPOILER

Parlando dei film, come avevo già accennato, la mia memoria era una specie di buco nero per quanto riguarda i capitoli dal quinto in poi, ma anche parte del quarto era molto nebuloso. Li sto riguardando adesso (non seguendo la maratona in TV, ma aspettando che anche mia sorella termini la lettura dei singoli libri) per poter fare un confronto accurato. Io non li trovo fatti malissimo, neanche Il Principe Mezzosangue da tutti sempre criticato. Come film secondo me funzionano. Il problema è semplicemente che mancano troppi interessantissimi dettagli e scene cruciali. Forse ogni film dovrebbe durare tipo 10 puntate.

Non posso quindi che essere felice di aver finalmente recuperato questa meravigliosa saga, non importa non averla conosciuta a dovere in tenera età. E la grandiosità dell’opera sta nel fatto che, per me, tutte le vicende e soprattutto tutti i personaggi sono diventati veri, sono talmente ben tratteggiati e realistici che esistono sul serio, hanno acquistato una loro vita oltre la carta (e lo schermo). Non solo i principali, ma tutti quanti, dal primo all’ultimo. E come succede con gli amici, questo non è un addio, ma solo un arrivederci.

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