Il treno per Istanbul | Recensione

Il treno per IstanbulTorniamo a viaggiare in treno, il fascino dell’Orient Express colpisce ancora. Mi sono ritrovata Il treno per Istanbul di Graham Greene in wishlist senza bene ricordare perché (di solito ho memoria di dove ne ho sentito parlare per la prima volta), ma data la stessa ispirazione di fondo non potevo che affiancarne la lettura ad Assassinio sull’Orient Express.

Stavolta percorriamo la tratta inversa: l’autore ci invita a salire a bordo del treno a Ostenda con la promessa di raggiungere Istanbul entro tre giorni. Il senso di marcia è significativo: ci allontaniamo dal mondo occidentale a cui siamo abituati per inoltrarci in territori sempre meno ospitali, sia a livello climatico (ritroviamo qui l’idea del treno bloccato da un’abbondante nevicata) sia a livello civile (ribollono spiriti rivoluzionari e odi antisemiti, mentre la giustizia non agisce sempre alla luce del sole). Anche in questo caso l’idea del treno ci permette di venire a contatto con una miriade di personaggi che per puro caso sono costretti a condividere il viaggio. Hanno storie ed estrazioni sociali diverse, ma sono tutti in qualche modo tormentati, accomunati dalla speranza di soddisfare le proprie aspirazioni, in ansia per il futuro, travolti dagli eventi o pronti al tutto per tutto per ottenere quello che vogliono.

il treno per istambul

C’è Coral, l’esile ballerina di varietà dalla salute cagionevole, spedita a Istanbul per sostituire per un certo periodo un’altra ballerina. C’è Myatt, un ricco ebreo abituato a viaggiare per concludere affari. E c’è l’enigmatico e silenzioso medico Richard John, che nasconde non pochi segreti. A questo primo gruppo di passeggeri se ne aggiungono altri che salgono a successive stazioni: lo scrittore Savory, la giornalista Mabel a caccia di scoop, la mantenuta Janet e il ladro Grunlich.

Coral e Myatt, pur così diversi, si trovano presto in sintonia e trascorrono molto tempo insieme. Mabel sta alle calcagna del dottor John e Janet e Savory apprezzano la mutua compagnia. Grunlich si tiene alla larga da tutti. Il destino, però, non sta a guardare: si impone senza riguardi per nessuno e sconvolge presto questi precari equilibri. Ai nostri passeggeri non è concesso salire semplicemente alla stazione di partenza e scendere a destinazione, tali e quali a se stessi come se la traversata fosse solo una parentesi temporale. Il viaggio non può essere stasi e impone e un cambiamento, i fili invisibili che legano questi uomini e donne si stringono sempre di più e la vita di ciascuno si lega in modo indissolubile a quella degli altri, solo che alcuni ne usciranno vincitori e altri sconfitti. Nella nota al romanzo, Manzini ci dice che la scelta di Greene di ambientare queste vicende in treno non è casuale: i binari stabiliscono un cammino già disegnato dal quale non è possibile deviare.

Nonostante le tematiche non proprio allegre, il romanzo si legge comunque velocemente, ha un ritmo piuttosto incalzante e a tratti sembra quasi un thriller. Questo d’altronde era lo scopo dell’autore, che definisce la sua opera un “entertainment” o “divertimento”. Non si sofferma tanto su un protagonista e le sue problematiche, ma preferisce concentrare l’attenzione sull’intreccio e sulla descrizione degli ambienti. Attenzione però, “divertimento” non significa “superficialità”. Checché ne pensasse l’autore, io vi ho trovato anche un’ottima indagine psicologica, non solo dei personaggi prima citati, ma anche di quelli che fanno la loro breve comparsa per poche pagine. Per loro tramite l’autore è in grado di rappresentare l’umanità intera nelle sue diverse sfaccettature.

Al treno poi sono particolarmente affezionata, dato che faccio la pendolare da quasi ormai 10 anni. E così mi ritrovavo esattamente nelle descrizioni degli spazi e delle sensazioni: corridoi in cui mantenere l’equilibrio seguendo le oscillazioni del treno, scompartimenti in cui si creano micro-mondi e nascono spontanee le conversazioni tra perfetti sconosciuti, rumori provenienti da altre carrozze, lo sferragliare incessante delle ruote sui binari che si trasforma in una ninna nanna e l’improvviso silenzio che paradossalmente diventa quasi assordante, mentre fuori il paesaggio scorre perpetuo e i dettagli si perdono in un battito di ciglia. Sembra quasi una bolla staccata dal resto del mondo.

Tra le pareti di vetro era inutile provare emozioni, inutile tentare di svolgere una qualsiasi attività, tranne quella mentale, che poteva essere svolta senza timore di interruzioni. Nel mentre, il mondo si accaniva su Eckman e Stein, arrivavano telegrammi, uomini si mettevano a parlare interrompendo il filo dei loro pensieri, donne offrivano cene. Ma nel rimbombare del treno in corsa il rumore era così regolare da equivalere al silenzio, il movimento era così continuo che dopo un po’ la mente lo accettava come immobilità. Soltanto fuori dal treno era possibile la violenza dell’azione, e per tre giorni il treno avrebbe tenuto al sicuro lui e i suoi progetti: al termine, avrebbe saputo con chiarezza come trattare con Stein e con Eckman.

[Pag. 39 – Traduzione di Alessandro Carrara]

Ho dovuto omettere tantissimi dettagli sulla trama e sui personaggi, ma non potevo fare altrimenti per non rovinare il gusto della sorpresa. È un libro che va scoperto e meno se ne sa, meglio è. Suppongo però che potrebbe non piacere a tutti, perché si discosta dalle formule tradizionali. Nonostante i cambiamenti imposti di cui parlavo sopra, non ho percepito un vero svolgimento: i personaggi sono colti così come sono in questa istantanea che dura tre giorni e una volta giunti a destinazione vengono semplicemente lasciati andare, pronti a tornare alle loro vite, vecchie o nuove che siano. Ma trovo che sia esattamente questo il fascino del romanzo e, se vi incuriosisce, un tentativo di lettura lo farei.

Pubblicità

7 pensieri riguardo “Il treno per Istanbul | Recensione

    1. Questo per me è stato il primissimo approccio, credo di non averlo mai sentito nominare prima (mancanza mia!). Ma mi è piaciuto davvero molto come scrive, quindi recuperò sicuramente altri suoi lavori!

      "Mi piace"

      1. Io quella voglia ce l’ho quasi sempre! 🙂 Colgo l’occasione per dirti che ho appena pubblicato un nuovo post, dedicato a un mito della mia infanzia… spero che ti piaccia! 🙂

        Piace a 1 persona

Rispondi a squittiitralepagine Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...