Ragione e sentimento | Recensione

Ragione e sentimentoJane Austen ha già fatto più volte la sua comparsa in diversi articoli qua e là. Per me è stato amore a prima vista a circa 12 anni, ma nel corso del tempo ho scoperto che è un’autrice che divide molto. Tantissimi la amano, anche se temo che molte di queste lettrici (sì, azzardo il femminile) si soffermino alla superficie, prendendo i suoi romanzi come semplici storie d’amore e sognando ad occhi aperti un proprio Mr Darcy. Che è esattamente il motivo per cui viene a noia alla fetta di lettori che perde interesse dopo le prime pagine e che, se giunge alla fine, ti dirà che non ha trovato alcuna sostanza o, ancor peggio, che letto uno sono tutti uguali.

Siamo quindi qui oggi per sfatare questi miti. Finora ho letto cinque dei suoi romanzi e posso assicurare che sono tutti diversi per carattere dei personaggi, toni e atmosfere. È vero, l’ambientazione e le giornate dei protagonisti non variano molto. Siamo di solito in aperta campagna, per poi passare qualche mese in città,  facciamo molte passeggiate, riceviamo inviti a pranzo-tè-cena e non mancano mai i balli. Beh, questa d’altronde era la realtà che la Austen conosceva e voleva ritrarre. Vengono definiti “novel of manners” proprio perché il focus è sui costumi della società, sulle belle maniere che regolavano le relazioni tra individui. Non ci si può fermare al significato letterale delle frasi, se si supera questa barriera ci si rende conto che la giovane Jane prende costantemente in giro tutti e allora la lettura sarà un susseguirsi di grandi risate.

Ragione e sentimento

La nostra famigliola di turno è composta da tre sorelle: Elinor, Marianne e Margaret Dashwood; ma come al solito la più piccola fa più che altro numero. Il punto di vista è principalmente quello di Elinor. Lei è la ragione, una persona pacata, tranquilla, in grado di tenere a bada i propri stati d’animo, non manifesta mai i suoi sentimenti in modo eccessivo, cerca sempre di prendere la decisione giusta e comportarsi in modo adeguato in ogni situazione. Marianne è il suo opposto: sentimento, passione, melodrammaticità. Gioia e dolore sono vissuti con pari intensità, con vere e proprie crisi di nervi e giornate passate a languire a letto dopo aver ricevuto una cocente delusione. Sappiate che io sono praticamente Elinor, anche se riconosco che a tratti potrebbe sembrare un po’ insopportabile.

Dove ci sono dolci fanciulle, devono per forza esserci anche simpatici e aitanti giovanotti. Willoughby entra in scena come un eroe, caricandosi in braccio Marianne che si è slogata una caviglia e riaccompagnandola con grande trionfo a casa. Si presenta come il perfetto gentleman, vivace e spontaneo. Ma si nasconde forse qualcosa di oscuro nel suo passato?

Anche il colonnello Brandon sembra aver donato il suo cuore a Marianne, che però lo considera troppo vecchio e non ne vuole sentir parlare (non ha neanche tutti i torti, 17 anni lei contro i 35 di lui, ma sappiamo che un tempo i parametri erano diversi). È inoltre una persona molto riservata, che anche in compagnia preferisce rimanere ritirato e osservare gli altri da una certa distanza. Si dimostra subito un ottimo amico di famiglia, discreto e sempre pronto a vegliare sulle due sorelle e ad aiutare chi se lo merita. Mi ha ricordato in un certo senso la figura di Darcy, priva in questo caso del suo orgoglio e dei suoi pregiudizi.

Infine abbiamo Edward, che per tutto il tempo mi ha fatto una gran pena. È impacciato, sempre imbarazzato, praticamente non apre mai bocca, è succube della volontà della madre che gli taglierebbe i fondi se non sposasse la ragazza (di ricca famiglia) scelta da lei. È praticamente un nullafacente, perché nessuna delle professioni che i suoi genitori lo hanno incoraggiato a intraprendere si adattava alla sua indole pacifica e tranquilla. Da parte sua, aveva sempre aspirato a diventare pastore, una posizione ovviamente non ritenuta adatta al suo ceto sociale. D’altronde, per la mentalità dell’epoca non era necessario che un giovanotto avesse una vera professione: essere un gentiluomo ricco sarebbe stato più che sufficiente. Edward purtroppo (o per fortuna) non la pensa allo stesso modo.

Forse mi è mancato un po’ poter osservare la nascita dell’interesse e lo sviluppo dei sentimenti tra le parti interessate, come lo vediamo tra Elizabeth e Darcy in Orgoglio e pregiudizio. In realtà questo aspetto manca un po’ anche in Emma e in Mansfield Park, tutto avviene praticamente sempre nell’epilogo. Perché, di nuovo, la Austen non era affatto interessata a raccontare una storia d’amore. Tuttavia, negli altri romanzi le controparti maschili sono molto più presenti e possiamo conoscerle e analizzare meglio. Anche Brandon ed Edward hanno momenti in cui i riflettori sono puntati tutti su di loro, ma avrei voluto qualcosa di più. Va comunque considerato che Ragione e sentimento è stato il primissimo romanzo scritto dalla Austen, uscito dopo varie riscritture (inizialmente era un romanzo epistolare), quindi sicuramente doveva ancora avere modo di crescere e sviluppare ulteriormente il suo talento.

Talento che, nonostante i pareri sopra espressi, è comunque lampante. Basta smettere di fare paragoni e apprezzare la storia per quel che è. In particolare, mi è piaciuto il fatto che abbiano decisamente molto peso le altre famiglie che si trovano sul cammino delle sorelle Dashwood.

In primo luogo, abbiamo un secondo ramo della famiglia Dashwood. Elinor e Marianne hanno infatti un fratello maggiore, John, nato dal primo matrimonio del padre. Sul letto di morte, quest’ultimo aveva fatto promettere al figlio che si sarebbe sempre occupato delle proprie sorelle. Di per sé John è un caro ragazzo, un’anima buona, ma troppo facilmente plasmabile dalle mani della moglie arrivista. Buffissimo come affermino di essere in ristrettezze economiche per giustificare il fatto che non possono offrire un sussidio in denaro alle giovani, quando poi si scopre che le loro ingenti spese improrogabili riguardavano il rifacimento del giardino. Quando si dice le priorità!

Nella nostra allegra combriccola c’è anche un altro John, Sir John Middleton, un lontano parente della signora Dashwood che trova loro casa a Barton, in un cottage di sua proprietà. Lui è un animale sociale, l’anima della festa, che ha sempre voglia di compagnia. Ogni pretesto è buono per invitarti e far numero, tu non vorresti proprio andare, ma non trovi scuse, e così ti tocca passare una noiosa serata tra battute e risate di cui faresti a meno. Non così distante dai giorni nostri, eh? Ah, ma quello che mi ha colpito di più è il metro con cui giudica le persone: “chi avrebbe mai detto che un giovanotto così bravo a caccia e cavallo potesse nascondere una natura abietta?” si domanda il nostro uomo. La moglie Lady Middleton ci viene presentata sotto una luce un po’ negativa, i figli sono il suo unico interesse e tratta gli ospiti con poco riguardo, facendo il minimo indispensabile per rendersi gradita. In realtà un po’ la capisco e mi ha fatto compassione. Neanche io avrei voglia di sorbirmi tutta la gente che è costretta a ricevere a casa per via del marito, e perché fingere una gioia e un’amicizia che non esistono?

Oltre a Marianne ed Elinor abbiamo altre due sorelle, le Steele. Già dal nome ricordano l’acciaio (steel), quindi qualcosa di freddo, duro, poco amichevole. Visto che sono giovani ragazze, tutti si convincono che diventeranno grandi amiche. Nulla di più errato. Sostanzialmente non si sopporteranno e Lucy ed Elinor diventeranno delle vere e proprie rivali.

Qual è la lezione impartita da questo libro? Ricchi genitori, evitate di ostacolare la felicità dei vostri figli solo per salvaguardare patrimonio e classe sociale. Questo aspetto ci ricorda quanto fosse influente il potere delle famiglie, non solo sulle ragazze, ma anche sui ragazzi. O rimani orfano e ricco, o, se non vuoi finire sul lastrico, ti tocca sottostare al volere di madri e zie. Si discosta da queste figure la signora Jennings, la madre di Lady Middleton, che prende Elinor e Marianne come sue protette. È sicuramente l’alter ego della signora Bennet, talmente esagerata che io l’adoro. È la tipica impicciona, che ama spettegolare, si interessa alla tua vita amorosa, origlia ogni volta che può, prende fischi per fiaschi e contribuisce a spargere fake news. E parla, parla, parla, tanto che vorresti spegnerla come una radio. Però è buona, vuole sinceramente bene alle due sorelle ed è totalmente priva di pregiudizi legati alla classe sociale. L’importante è la felicità dei diretti interessati.

Come dicevo, questo è il quinto libro dell’autrice che affronto e, anche se non credo sarà mai il mio preferito (difficile scalzare Orgoglio e pregiudizio dal podio), mi ha fatto davvero piacere leggerlo. Come dicevo all’inizio, ogni romanzo è un ritratto sempre diverso della società dell’epoca, tipo “variazioni sul tema”, e il ritrovare quella penna appuntita e sferzante ha sempre il sapore di un dolce ritorno a casa.

10 pensieri riguardo “Ragione e sentimento | Recensione

  1. Lo ammetto, sono una delle lettrici che l’hanno sempre evitata proprio perché, pur sapendo che c’è molto di più in lei, la considerano come un’autrice di semplici “storie rosa”.
    La tua appassionata e accattivante recensione mi ha dato qualcosa su cui riflettere XD.

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    1. Alla fine va sempre comunque a gusti! 🙂 Una mia carissima amica, con cui ci confrontiamo sempre su altri generi e letture, proprio non riesce a digerire i suoi romanzi.
      Però sì, io sono decisamente appassionata sul tema 😁

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  2. E ti commento anch’io, anche se ti ho già risposto da me! 😀 ottima recensione anche la tua, mi piace molto il modo in cui scrivi! Riguardo la nascita dei sentimenti e delle relazioni, ti do perfettamente ragione, anch’io avrei preferito il modo di Orgoglio e Pregiudizio, ma riflettendoci Ragione e Sentimento era pensato all’inizio come una raccolta epistolare, quindi ci può stare che i sentimenti non erano descritti a pieno come se fossero accaduti sul momento. Narrare gli episodi tramite lettere rende tutto più indiretto e un po’ distante. Però la Austen riesce sempre comunque! 🙂

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    1. Grazie 🙂
      Sì, pensare che inizialmente fossero lettere riporta tutto nell’ottica giusta. Solo che è difficile non fare confronti 😁 Ma alla fine il focus voleva essere più sulle due sorelle, quindi lo scopo è riuscito perfettamente!

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  3. È tanto che non leggo Jane Austen, dopo “Emma” ho subito una battuta d’arresto forse proprio dovuta al fatto che alla fine sono, come dici giustamente tu, tutte “variazioni sul tema”.
    La tua recensione però fa veramente venire voglia di darle un’altra possibilità e “Ragione e Sentimento” mi manca… 😉

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  4. Anch’io l’ho letto e mi ha fatto un’ottima impressione. Nella mia libreria ho anche “Orgoglio e pregiudizio” e “Emma”, ma, tra una cosa e l’altra, non ho avuto il tempo di leggerli.
    Jane Austen è una scrittrice eccezionale da molti punti di vista e riprenderò presto a leggere i suoi romanzi.
    Bella recensione!

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