Fahrenheit 451 | Recensione

Fahrenheit 451Benché piuttosto recente (anno di uscita su rivista: 1951), Fahrenheit 451 di Ray Bradbury è ormai considerato a tutti gli effetti un classico della letteratura, in particolare del genere distopico. Affermo immediatamente che si tratta di uno dei libri più belli che io abbia mai letto, e ringrazio chi me lo ha regalato qualche anno fa perché ne stavo rimandando la lettura da troppo tempo.

L’ho letto perfino in inglese, il che gli ha conferito notevole valore aggiunto, anche se si è trattato di una bella sfida: dovevo essere super concentrata e con un dizionario alla mano per essere sicura di non perdermi dettagli importanti e seguire bene lo sviluppo della storia. Lo stile colpisce subito per la sua asciuttezza: è ruvido, va dritto al punto, all’autore non servono fronzoli e riduce le parole all’essenziale. Anche così, anzi, proprio per questa ragione, è capace di creare immagini evocative e di grande impatto. L’incipit è meraviglioso: descrive l’ebrezza che deriva dall’azione di bruciare i libri, il senso di potere di cui ci si sente invasi nello stringere e guidare il lanciafiamme. “It was a pleasure to burn.” Sei parole per un’apertura spettacolare.

Fahrenheit 451

Bruciare i libri è il lavoro di Guy Montag, un pompiere che conosce solo il tenebroso mondo che si ritrova ad abitare, soddisfatto nel suo ruolo, con la sua bella tuta e il suo bel caschetto su cui è stagliato il numero 451, i gradi Fahrenheit a cui brucia la carta (in realtà non è proprio esatto, la temperatura varia in base a numerosissimi fattori, ma possiamo accettare questa licenza poetica). Dopo una giornata di lavoro si corica con il sorriso ancora dipinto sulle labbra: il ritratto di un uomo realizzato e appagato della propria vita. A risvegliarlo da questa cecità e a costringerlo a sbattere la testa contro la realtà è l’incontro con una ragazzina, Clarisse, figlia di vicini appena trasferiti. La considerano tutti matta perché pensa, ragiona, si sofferma a osservare il mondo, mentre tutti corrono a estrema velocità e non distinguono altro che forme confuse sfrecciare a lato. Si è fatta portavoce dei discorsi di suo nonno, che parlavano di un mondo popolato di libri, a testimonianza che la vita prima era molto diversa.

Le certezze di Montag vacillano. Ama la moglie Mildred, ma spinto più che altro da un senso di pietà, perché la donna è totalmente avulsa dalla realtà. Subisce un lavaggio del cervello costante, nelle orecchie la voce della radio che ascolta tramite cuffie 24 ore su 24. E quando non c’è la radio, ci sono pareti-schermo su cui si materializzano ospiti e amici. Un po’ come adesso che per forza di cose ci troviamo a parlare con persone lontane attraverso videochiamate. Nel nostro caso è stato fonte di salvezza, per mantenere saldi i legami e rimanere vicini seppur lontani. Nella casa di Montag invece sembra quasi di stare in un nuovo Grande Fratello, gli schermi non si spengono mai e nella stanza risuona un parlare continuo. Ne hanno già 3 e la moglie insiste per comprare il quarto con cui coprire l’ultima parete della stanza.

Ma cos’è tutto questo odio verso i libri? Il solito: la società teme le persone che pensano perché il pensare non le rende malleabili ai propri scopi. È molto più semplice comunicare ai cittadini quello che vogliono sentirsi dire per essere felici, mostrare lo spot dell’ultimissimo prodotto, mille sciocchezze sull’alta qualità della vita, rincitrullirli tramite televisione e radio, così tutti si dimenticano o neanche sanno che sta per scoppiare una guerra. La verità è che praticamente nessuno resiste al richiamo del proibito, finendo per infrangere la legge. I pompieri specialmente vanno incontro a un momento di debolezza, salvano un libro dalla fiamme e lo leggono; per poi rendersi conto che il governo aveva sempre avuto ragione: quell’ammasso di inchiostro e carta contiene solo scemenze. E, come in un rito di iniziazione, procedono a bruciarlo, lasciandosi alle spalle qualsiasi velleitaria idea avessero mai avuto.

Per Montag non sarà così, rimane troppo turbato da un ordine a cui deve ubbidire e a cui segue un’azione disumana. I libri lo cambieranno, lo trasformeranno nel pericolo numero 1 che la società è determinata a eliminare, in una fuga al cardiopalma con un segugio di ferro alle calcagna. Una caccia all’uomo che tiene tutti con il fiato sospeso, diffusa su tutte le televisioni e radio, ennesima distrazione dalla realtà.

Come dicevo all’inizio, mi è piaciuto moltissimo lo stile, ma anche la resa dei personaggi. Montag in primis, di cui osserviamo il “risveglio” e la lotta interiore per decidere da che parte stare. Clarisse, che cerca un vero contatto umano e guarda con biasimo le macchine che corrono in autostrada e non si soffermano a vedere i fili d’erba a bordo strada. Mildred che è ormai totalmente intrappolata nel sistema, così come il capo di Montag, che tenta addirittura di “salvarlo” dalle strane idee che si è messo in testa. Un vecchio professore rivoluzionario, il cui aiuto sarà prezioso al momento della fuga. E poi tutti gli altri uomini che sono riusciti a sfuggire al sistema, veri e propri libri viventi che aspettano tempi migliori per restituire alla cultura il posto che le spetta.

Quella di Bradbury è una critica feroce alla società che stava emergendo e in cui alla fine ci siamo trovando a vivere, dominata dalla televisione e dalla pubblicità, che spingevano all’omologazione che progressivamente rischiavano di azzerare ogni spirito critico. Perché leggere e studiare è faticoso. E così al giorno d’oggi anche noi non facciamo altro che parlare di fake news, di telegiornali di parte che non svolgono il loro lavoro di informazione, di giovani (ma anche adulti) che vivono immersi negli schermi dei loro smartphone, di influencer e di mode e stili da imitare. Ma non abbiamo perso la speranza: i libri esistono ancora, i lettori resistono e le stesse piattaforme social, se usate bene, possono apportare un contributo importante al mondo della cultura. Un binomio tra i due mondi esisterà sempre, ma sono abbastanza ottimista. E, rispetto a Orwell, mi è parso che anche Bradbury stesso avesse almeno un briciolo di fiducia nei suoi simili e nelle sorti del mondo, altrimenti non ci avrebbe lasciato un finale che ci spinge a non demordere e a lottare in quello in cui crediamo. Almeno, io l’ho interpretata così.

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2 pensieri riguardo “Fahrenheit 451 | Recensione

  1. Un libro incredibile che ho letto più volte e che ancora oggi continua a essere molto moderno e intelligente. Hai descritto veramente bene i motivi per cui Fahrenheit 451 è diventato un cult e riesce ancora oggi a sorprendere tanti lettori.

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