Ognuno accanto alla sua notte | Recensione

https://www.tpi.it/news/rastrellamento-ghetto-roma-2016101611460/Arriva l’estate, e io perdo il ritmo. Sì, lo so, tecnicamente la vera estate inizia domani, ma ormai è arrivato il caldo, si diventa più indolenti, si va al mare e io divento una lettrice compulsiva che legge più libri di quelli di cui poi riesce a scrivere. Ma oggi ci siamo di nuovo, con Ognuno accanto alla sua notte di Lia Levi.

Ultimamente ho proprio la strana capacità di essere calamitata dai racconti. Nel senso che prendo i libri quasi al buio e solo dopo scopro qual è la struttura della trama. Il tema, quello dello sterminio degli ebrei, è sempre interessante, ogni lettura ne dà una nuova sfaccettatura, mi è spiaciuta solo un po’ proprio la forma narrativa scelta. Abbiamo tre adulti, Doriana, Gisella e Saul, che per circostanze fortuite si trovano a trascorrere un periodo insieme. Su di loro abbiamo poche informazioni: Doriana e Gisella erano amiche da bambine, poi il caso ha voluto che Gisella si trasferisse in Argentina. Doriana è attualmente separata. Saul sta per diventare nonno ed è figlio di un ebreo che ha subito l’internamento in un campo di concentramento. Si riuniscono quindi per una settimana nella casa dell’ex-marito di Doriana con l’idea di studiare inglese per un corso che stanno frequentando.

Di inglese si parlerà poco o nulla, ci troviamo invece davanti a un nuovo Decameron, guidati dalla sfuggente Fiammetta, la donna che aiuta a gestire i numerosi quadri ospitati nella casa e che tiene le fila del discorso. Invita i tre a confessarsi, liberarsi del fardello che pesa loro sul cuore e interviene con una specie di chiosa al termine di ogni racconto. Le storie narrate si concentrano su tre famiglie ebree della Roma degli anni ’40. Si svolgono in parallelo, e infatti possiamo vedere in che modo diversi personaggi reagiscono agli stessi fatti, mentre alcune vicende si intrecciano tra loro.

Ognuno accanto alla sua notte

Doriana ha ereditato la sua storia da sua nonna Antonina, portinaia di un palazzo signorile abitato da varie famiglie ebree. La donna è legata in particolar modo alla famiglia di Lucilla e Giulio, da quando ha scoperto che la signora è nata nel suo paesino e hanno condiviso la stessa balia. Lucilla era insegnante, estromessa dalle scuole pubbliche, rifiuta di piegarsi a rimanere segretata in quelle ebraiche. Giulio scrive romanzi, opere teatrali e programmi radio, ma ha bisogno di un prestanome: non può più firmare nulla, non è consentito pubblicare autori ebrei. Entrambi oppongono a modo loro una resistenza contro l’oppressione sempre più palese e insistente nei confronti degli ebrei.

Giselle racconta una storia popolare, di cui sono protagonisti i due giovani amanti Colomba e Ferruccio. A soli 15 anni decidono di superare barriere razziali e politiche e amarsi semplicemente come due individui liberi. Colomba è ebrea, Ferruccio è figlio di un importante capo fascista. Per questo la segretezza è d’obbligo, e fanno perdere le loro tracce tra mille giri in città, allontanandosi sempre più dal centro e coperti dalla spregiudicata migliore amica di Colomba.

Saul riporta la confessione del padre Graziano, che per tutta la vita ha sofferto per una colpa che non si potrà mai perdonare. Si tratta della storia di uno scontro tra padre e figlio: Vittorio lavora per la comunità ebraica e fino alla fine si mantiene troppo ottimista nei confronti dei tedeschi, convinto che gli ebrei di Roma, la città del Papa, siano quasi una specie a parte, intoccabili; Graziano non sopporta il fatto che la comunità si pieghi alla volontà degli oppressori, che entri con loro in trattative, che permetta la cacciata di un rabbino per le sue idee poco accomodanti e quindi pericolose. La fine, che non vi svelo, sarà dolceamara: la completa riappacificazione sarà pagata ad alto prezzo.

Di per sé le storie sono molto belle e toccanti: quella che ho preferito è stata senza dubbio la terza, ho amato la figura di Antonina, mentre ho trovato la storia di Colomba e Ferruccio un tantino stucchevole. Mi resta la convinzione che il (mio) problema sia la brevità che caratterizza la narrazione: non ci vedrei male un romanzo completo che ampliasse ciascuna vicenda.

A piacermi al cento per cento è stata l’ambientazione italiana. A parte Se questo è un uomo, credo di non aver latto altro sul tema che avesse come focus, anche solo come base di partenza, la nostra realtà. Le tre storie permettono di assistere alla lentezza con cui è arrivato il pericolo, che si è insinuato piano piano puntando sulla debolezze altrui e una scarsa resistenza da parte della società intera. Qualcuno lo fiuta subito e fugge spezzando legami familiari, altri rimangono ciechi a lungo prima di capire che non c’è salvezza. Altro tema è l’importanza delle amicizie: l’amico di Giulio si offre come prestanome e gli rende tutti gli introiti derivanti dalle sue opere, ma mantenere questi legami non è facile, c’è sempre qualcosa di diverso, una paura che chi non è ebreo non può capire.

Non sapevo inoltre molto sull’arrivo dei tedeschi a Roma, dopo la caduta di Mussolini e la firma dell’armistizio, prima della liberazione da parte degli Alleati. E nulla delle loro richieste: prima la consegna di 50 kg d’oro in pochissimo tempo, pena la deportazione di 200 ebrei scelti a caso. Poi l’irruzione nel Tempio per sequestrare documenti e registri, in modo da avere gli indirizzi e andare a prendere a uno a uno tutti gli ebrei da deportare. Perché non c’è nulla da fare, la fine per tutti è esattamente questa.

Ognuno accanto alla sua notte è l’opera più recente pubblicata da questa scrittrice dalla bibliografia piuttosto consistente: c’è quindi molto altro materiale per continuare ad approfondire.

8 pensieri riguardo “Ognuno accanto alla sua notte | Recensione

    1. Il romanzo storico è un genere che mi è sempre piaciuto molto, permette di conoscere il passato in maniera più vivida, attraverso storie e personaggi a cui ci si affeziona. Non solo nozioni e date su un libro di scuola.

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