L’assassinio di Roger Ackroyd | Recensione

L'assassinio di Roger AckroydL’anno scorso ero forse una delle poche persone che ancora non avevano letto nulla di Agatha Christie; dopo neanche 12 mesi sono già a 3 titoli. Un grazie alla mia amica che mi ha fatto scoprire questa piccola perla dal titolo L’assassinio di  Roger Ackroyd, suo preferito della scrittrice e forse non a torto.

Finora ogni romanzo letto è stato unico nel suo genere: in questo assistiamo al ritorno di Poirot, ma l’atmosfera è completamente diversa perché abbiamo un narratore in prima persona che fa un po’ il Watson della situazione, e il plot twist ideato per il finale è il vero tocco di genio di quest’opera.

Siamo a King’s Abbot, piccolo paesino dove tutti si conoscono e dove non succede mai niente degno di nota. Finché non muore la signora Ferrars, apparentemente per una dose eccessiva di farmaci ingeriti, ma il sospetto è che sia stata volontariamente avvelenata. Non passa troppo tempo che nella cittadina muore un’altra figura di spicco: Roger Ackroyd, pugnalato alle spalle davanti al caminetto del suo salotto. I sospetti cadono subito sul figlioccio Ralph Paton, che avrebbe beneficiato dell’eredità e che dalla sera del delitto è sparito misteriosamente e non risponde agli appelli.

L'assasinio di Roger Ackroyd

La cugina e promessa sposa Flora, però, è certa della sua innocenza e affida il caso al più famoso ispettore di tutti i tempi: Hercole Poirot. Ormai in pensione, si è ritirato in questo paesino a coltivare zucche nell’orto ed è il nuovo vicino di casa del dottor Sheppard, la nostra voce narrante. Il dottore vive solo con la nubile sorella Caroline, la pettegola del paese che investiga a suo modo tramite le informazioni che carpisce qua e là chiacchierando con le amiche, con il lattaio, con il postino, e via dicendo. Sviluppa quindi alcune teorie che ritiene molto solide e sente di ricoprire grande importanza come aiutante di Poirot.

La situazione si presenta subito complessa. Il dottor Sheppard riceve la notizia della morte dell’uomo, a cui aveva fatto visita solo poche ore prima, tramite una telefonata. Si pensa che ad averlo contattato sia stato il maggiordomo Parker, ma successivamente costui negherà di aver mai chiamato alcuno, e anzi scoprirà solo dopo della morte del suo padrone. Quasi tutte le persone che erano presenti in casa quella sera hanno un alibi, avevano sentito il signor Ackroyd discutere con qualcuno qualche tempo dopo che il dottor Sheppard era andato via, mentre Flora sostiene di avergli fatto visita per ultima e, uscendo, avrebbe avvisato Parker che lo zio non voleva essere disturbato. La finestra aperta e le impronte di stivali sul terreno sottostante portano subito la polizia a pensare che l’assassinio sia entrato è uscito da lì e che fosse una persona conosciuta da Ackroyd, che lo avrebbe lasciato entrare senza alcun sospetto sulle sue intenzioni. Ergo, i sospetti su Ralph, ma c’è anche un uomo misterioso dall’accento straniero che il dottor Sheppard racconta di aver incontrato andando via, diretto proprio alla villa.

Però non tornano tanti particolari, come tempistiche, mobili spostati, oggetti spariti e altri perduti dai proprietari e casualmente ritrovati da Poirot. I sospetti e le indagini con tanto di interrogatori si concentrano sulle sei persone che erano presenti nella villa al momento dell’omicidio: Flora stessa, che però rimane molto realisticamente sconvolta dalla notizia; sua madre, cognata di Ackroyd e piena di debiti; il maggiordomo Parker, il segretario Geoffrey Raymond, il maggiore Blunt, la cameriera Ursula Bourne e la governante Miss Russell.

Emblematica la scena in cui Poirot raduna tutti attorno a un tavolo, compreso il dottor Sheppard, e annuncia con grande tranquillità che, benché sia chiaro che solo una persona è l’artefice del delitto, ciascuno di loro gli sta comunque nascondendo qualcosa. Nessuno ha raccontato tutta la verità. Benché innocenti, infatti, tutti sanno c’è un dettaglio delle loro vite o di quello che hanno fatto la fantomatica sera che potrebbe metterli in cattiva luce.

Nel corso delle indagini, Sheppard diventa appunto quasi l’assistente di Poirot: si incontrano molto spesso e l’ispettore lo mette a conoscenza di certi suoi ragionamenti e lo incarica di piccoli compiti utili ai fini delle indagini. Sheppard ci riporta tutto nel dettaglio ma si definisce sempre molto confuso dalla vicenda che gli sembra sempre più ingarbugliata, senza una soluzione all’orizzonte.

Il fatto di avere un narratore in prima persona rende tutto più coinvolgente perché parte integrante della storia. Inoltre, al contrario di Assassinio sull’Oriente Express, dove la scena era per forza di cose circoscritta e anche un po’ claustrofobica, qui i personaggi si muovono molto più liberamente. Sono anche più sfaccettati e dettagliati, e uno dei miei preferiti è sicuramente il maggiore Blunt.

Di nuovo non posso che applaudire alla bravura di questa scrittrice. Tecnicamente non ci mente mai, semplicemente omette alcuni dettagli che però diventano omissioni più che evidenti una volta che si conosce il meccanismo del delitto. E ci si sente molto stupidi per non averci fatto caso. Ma credo che il gusto di leggere gialli stia un po’ anche in questo.

14 pensieri riguardo “L’assassinio di Roger Ackroyd | Recensione

    1. Non sono sicura di averlo presente 🤔
      Facendo un piccolo spoiler (io avviso anche nei commenti), quello che ho notato a posteriori è che Sheppard non accusa mai nessuno, non si avventura in nessuna teoria, dice solo che a lui sembra irrisolvibile, ma perché è sicuro che tutto sia stato organizzato alla perfezione e nessuno scoprirà la verità. Mentre forse sarebbe più normale che una persona innocente per lo meno avanzasse delle ipotesi di colpevolezza sulle altre persone coinvolte. O ne difendesse altre ancora a spada tratta, non solo Paton. Senza per forza essere spinto da cattiveria, ma penso che in certe circostanze sia quasi automatico formulare alcune teorie, soprattutto se stai aiutando nelle indagini e conosci di persona chi è coinvolto. Invece, caso strano, si astiene!

      "Mi piace"

  1. L’indizio (sempre spoiler) sta nel fatto che riferendosi al momento del delitto Sheppard dice “feci quello che dovevo fare”… certo nessuno ci farebbe caso, ma a posteriori si può capire che “quello che doveva fare” era commettere il delitto. Non che io ci sia arrivata: l’ho letto in seguito in qualche articolo o saggio sulla Christie. Ricordo che lessi questo romanzo in una notte, ero ospite di una mia amica e sua madre (avevo circa 16 anni) continuava a ronzarmi intorno chiedendomi come mai non andassi a letto: mi sentivo male? C’era qualcosa che non andava? No, semplicemente dovevo finire il libro!

    Piace a 1 persona

    1. Ah sì, certo! L’ho letto anche io nella postfazione al romanzo. Non ci sarei mai arrivata da sola, è troppo sottile. Ero anche tornata indietro a ricontrollare il paragrafo, così per rendermene conto con i miei occhi. È sempre bello quando un libro ci tiene incollati alle pagine 🙂

      "Mi piace"

  2. Agatha Christie è stata per molto tempo l’unica mia fonte di lettura, quando ero alle medie, poi negli anni ho affrontato altri generi letterari. Ho letto L’assassino di Roger Ackroyd e come sempre mi è piaciuto, soprattutto per la capacità innata dell’autrice di non far mai capire chi è il colpevole. Visto che ci avviciniamo al Natale, ti consiglio il Natale di Poirot. Buona giornata!

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...