Liebster Award 2020 (#2) | Tag

liebsterawardDopo quasi un mese, come vi avevo annunciato torno con la seconda edizione del Liebster Award 2020. Con mia grande sorpresa, infatti, avevo ricevuto quasi in contemporanea due nomine e adesso finalmente ho modo di rispondere a Penny, che ringrazio ancora infinitamente per aver pensato anche a me.

Il suo blog Il mondo delle parole è ricchissimo di contenuti, attualità, libri, film, brevi racconti basati su episodi reali e soprattutto scorci di vita quotidiana tra scuola, università, tempo libero, amicizie e prime esperienze lavorative. Leggere i suoi articoli è un vero piacere, sia perché mi ritrovo spesso nelle esperienze narrate, sia perché sono scritti davvero bene e conditi da una perfetta punta di ironia.

Ricordiamo brevemente le regole del tag:
• Ringraziare il blogger che ti ha nominato, fornendo anche il link al suo blog
• Rispondere alle 11 domande ricevute
• Nominare altri 5-11 blogger
• Chiedere 11 domande ai blogger nominati
• Avvisare i blogger che sono stati nominati

E passiamo alle risposte, con domande originariamente poste da Gaialor95.

1. Che aspettative hai per il tuo blog? Quali sono i tuoi obiettivi a riguardo?
A dir la verità, nessun obiettivo ben definito in termini di numeri e crescita. Ho aperto il blog quasi un anno fa (ad agosto cade l’anniversario) e ho superato da poco i 50 follower. Non ho nessuna strategia in testa, su quanti articoli scrivere e quando pubblicarli, su come farmi pubblicità o ricevere più visite. Continuo con lo stesso intento con cui ho iniziato: mi è sempre piaciuto scrivere e avevo voglia di mettere nero su bianco quello che penso dei libri che leggo e, già che c’ero, di renderlo pubblico per confrontarmi con altri lettori e ispirarli con le mie parole, come succede a me leggendo le recensioni sugli altri blog. Sono così tanti i libri che mi segno che non credo riuscirò mai a leggerli tutti, ma già solo essere venuta a conoscenza di una storia mi fa sentire più arricchita. Quindi potremmo dire che per il momento le mie aspettative sono continuare a portare contenuti di cui essere soddisfatta io in primis e pubblicare recensioni di libri che mi hanno colpito, cercando di trasmettere a chi mi legge le sensazioni che ho provato, sperando di far trascorrere un momento piacevole e dare qualche spunto di lettura.

2. Che interessi hai oltre al blog? Svolgi qualche attività di volontariato o pratichi sport?
Non sono mai riuscita a svolgere attività extra che prevedessero un impegno costante e a orari stabiliti. Tornata da scuola e finito di studiare non avevo voglia di stressarmi con altro e durante l’università i viaggi quotidiani in treno mi portavano via molto tempo. Quindi il tempo libero si impiegava tra giochi con mia sorella e uscite con gli amici, e ovviamente con i libri: è facile portarseli dietro e rispettano i tuoi tempi, un giorno puoi passarci ore sopra e poi non aprirli per giorni di fila, non importa, loro stanno lì pazientemente ad aspettarti. Con il lavoro la situazione è cambiata giusto di un pochino. Durante la settimana continuo a fare avanti e indietro con il treno, ma nel weekend posso davvero avere il tempo per fare quello che voglio. Così continuo a rifuggire gli impegni fissi, ma ho fatto l’abbonamento per il teatro, ho capito che era il momento ideale per aprire un blog, disegno e continuo a tenermi aggiornata su ciò che riguarda il mondo della lingue.

3. Che ne pensi della maggiore rappresentatività delle minoranze nei prodotti di intrattenimento? Pensi sia la strada giusta o ancora si tende alla stereotipatizzazione?
Una buona domanda a cui però non so dare risposta. Pur essendo assolutamente favorevole alla giusta rappresentatività delle minoranze, al momento non mi vengono esempi su cui basare un’analisi. Probabilmente perché seguo poco televisione, film, serie TV e altri classici prodotti di intrattenimento. Ma non mi vengono in soccorso neanche i libri, le ambientazioni in cui mi lascio trasportare appartengono spesso al passato, mentre se passo al mondo contemporaneo lo scopo è già proprio quelle di mettere in luce situazioni problematiche del nostro o di altri Paesi.

4. Pensi che Netflix e altre piattaforme similari abbiano modificato la nostra concezione della fruizione di serie tv?
Io e le serie TV raramente ci incrociamo, non ho neanche Netflix. Ne ho viste alcune a cui sono molto legata e probabilmente ce ne sono molte altre che mi piacerebbero, ma non si allineano con le modalità con cui mi piace usufruire di un prodotto di intrattenimento. Sicuramente però è cambiato tutto. Banalmente il fatto di non dover aspettare l’episodio successivo, è sparita completamente l’attesa che in un certo modo costituiva parte del divertimento. Ma nel complesso ci vedo più vantaggi che svantaggi: se hai tempo, puoi guardare con i tuoi tempi quanti episodi vuoi, di conseguenza riuscirai a vedere molte più serie TV che meritano di quello che avresti fatto seguendole in televisione, c’è una grandissima offerta e non devi per forza seguire quello che passa l’apparecchio in sala e, soprattutto, puoi rivedere un episodio o un’intera serie quante volte vuoi.
Forse, più che Netflix e piattaforme simili sono i moderni dispositivi (tra computer, tablet e smartphone) ad aver cambiato il modo in cui la gente usufruisce delle serie TV.

5. Quali sono gli artisti (cantanti, attori, scrittori… scegli pure tu) a tuo parere sottovalutati?
Leggendo questa domanda, a me che piace molto il mondo dei musical, quelli fatti proprio in teatro, sono venuti in mente i cosiddetti cantattori. Alcuni di loro sono molto famosi nel loro ambito, con grandi seguiti e fan sfegatati, ma praticamente non sono considerati dal grande pubblico e anche lavorativamente parlando non hanno grandi garanzie e tutele. Lo si è visto ancor di più nei mesi di lockdown e lo si vede ancora oggi con il rischio di contagio che impone lo stop a certe attività. Eppure ci sono grandi professionisti, che dedicano la loro vita a studiare e a migliorarsi, in un ruolo che non è affatto semplice, dato che spesso devono padroneggiare diverse competenze, tra cui recitare, cantare e talvolta anche ballare. Colgo quindi l’occasione per fare un po’ di pubblicità al bravissimo Luca Giacomelli Ferrarini!

6. Pensi che con questa ampia diffusione di social network fare blogging abbia ancora senso?
Leggo spessissimo la frase “il blog è morto”, eppure a me non pare proprio. Altrimenti cosa sono tutte queste spazi che continuano a nascere e pubblicare articoli su qualsiasi argomento e chi è la gente che li segue? Chi sono le persone con cui interagiamo nei commenti? Sicuramente è un mezzo di espressione molto diverso dagli altri, con il quale è impossibile ottenere migliaia o milioni di follower. Ma fare blogging ha sicuramente un suo senso.
Ho sempre guardato ai social network classici come vetrine con uno scopo promozionale, di un attività ad esempio, di una passione, ma anche a livello personale. Anche chi ha un semplice profilo personale in pratica sta promuovendo e vendendo agli altri un’idea di sé stesso. Sono consapevole che occuparsi bene di una pagina Facebook o Instagram implichi un grande lavoro dietro, eppure per me i social sono sinonimo di immediatezza, vivono grazie alla rapidità con cui si usufruisce dei contenuti, ma mi chiedo quanto rimanga alla fine. E poi non sopporto che non ci sia un valido motore di ricerca interno: ti era piaciuta una cosa ma avevi dimenticato di salvarla? Praticamente impossibile ritrovarla.
Seguire un blog invece richiede sincero interesse, leggere gli articoli pubblicati è un’esperienza totalmente diversa da quella di scorrere il feed e mettere mi piace qua e là, decisamente più attiva. E a me, a dire il vero, attira molto di più.

7. Cosa stai leggendo e seguendo in questo periodo?
Sto recuperando tutti i libri che avevamo in casa dell’autrice Pearl S. Buck. Anni fa ne avevo già letti due tra i più famosi, e guardando la libreria mi sono tornati in mente e ho deciso di continuare la mia esplorazione, scoprendo storie molto interessanti. E poi sto concludendo la saga di Harry Potter per la prima volta nella mia vita. So già che mi mancherà.

8. Quanto il Covid, e in particolare il lockdown che ne è conseguito, ha influito sulla tua quotidianità?
In sintesi, ho passato 3 mesi chiusa in casa, rimanendoci anche oltre le prime aperture. Ho avuto la fortuna di poter continuare a lavorare da remoto, in un ambito che comunque continuava a ricevere richieste e non ci siamo mai fermati. In questo modo per la maggior parte del tempo ero costretta a concentrarmi su altro e non ho subito il bombardamento di notizie 24 ore su 24. Bastava già il puntuale bollettino delle 18 a buttare giù l’umore. Per il resto, ero con la mia famiglia e non ho patito la reclusione, nessuna situazione di soffocamento tra le mura di casa o voglia di fuga. D’altra parte, io da sempre non ho problemi a passare pomeriggi o serate in casa se non ho voglia di uscire. Anche le videochiamate sono state rare, sono più tipo da lunghi messaggi su WhatsApp.

9. Cosa ne pensi del femminismo attuale?
Tocchiamo qui un tema molto importante, ma anche molto delicato. E ho l’impressione che con la facilità di diffusione delle notizie del giorno d’oggi sia diventato un argomento di cui tutti si sentono esperti anche senza aver “studiato”, talvolta travisando completamente il senso. Non seguo appunto molto i social, ma mi è giunta notizia di situazioni a dir poco aberranti, in cui al posto di parità e tolleranza volavano insulti a non finire da parte di donne nei confronti di uomini. Così come ci sono anche nemiche delle donne stesse: femministe sulla carta, sono poi pronte a criticare peso, modo di vestirsi e truccarsi, scelte di vita e così via.
Ma in realtà questa è solo la superficie, la notizia che forse fa più scalpore. Devo ammettere che non sono molto dentro questo mondo, anche se quando mi capita seguo volentieri iniziative e novità, perché ho ancora tanto da imparare. Però so con certezza che c’è chi lavora duramente, forse più nell’ombra, forse raggiungendo traguardi più piccoli che non riescono a fare notizia.
Sicuramente c’è ancora molta strada da fare. Il vero problema è trovare il modo di far capire alle persone che stanno sbagliando, se uno nasce in un certo tipo di società e vede gli altri comportarsi in un certo modo, è praticamente ovvio che agirà anche lui di conseguenza. Il problema quindi è alla base. Bisognerebbe lavorare di più nelle scuole, fin dalle elementari quando i bambini sono ancora piccoli e c’è ancora speranza di portarli sulla giusta strada? Intervenire sugli ambienti familiari problematici? Sinceramente non lo so.
Insomma, per progredire serve davvero uno sforzo comune e penso che ognuno di noi nel suo piccolo può fare qualcosa, basta anche discuterne tra amici e conoscenti, c’è sempre qualcosa da imparare o la possibilità di far aprire agli altri gli occhi su un aspetto che non avevano mai considerato.

10. Ebook o libro cartaceo?
Se dovessi salvarne solo uno, cartaceo sempre e comunque. Però ho vari libri anche in formato ebook. Ho iniziato a sfruttarli perché è semplice reperire libri in lingua e con i dizionari integrati ci vuole poco a capire il significato di una parola. Poi li sfrutto principalmente per i saggi, oppure per quei romanzi che mi incuriosiscono ma a cui penso non terrò particolarmente. Quelli che già sospetto mi conquisteranno devono necessariamente essere cartacei, in modo che io possa viverli anche da un punto di vista più fisico e ammirarli nella mia libreria una volta terminati. So che alcuni potrebbero trovare questi ragionamenti senza senso oppure fare il contrario (saggi in carta e romanzi digitali), ma è una questione di cuore, e al cuor non si comanda! Comunque innegabile è il vantaggio degli ebook quando si viaggia. Quindi dal mio punto di vista sono entrambe soluzioni valide, che ciascuno scelga quella più adatta a sé.

11. Riporto in auge una vecchia diatriba, Beatles o Rolling Stones?
Non ascolto nessuno dei due, quindi non avrebbe senso scegliere!

Le mie domande sono le stesse dell’altra volta:

1. Qual era la tua materia preferita a scuola e quale quella che odiavi di più? Sono cambiate nel corso del tempo? Queste inclinazioni hanno influenzato il tuo percorso di vita e/o lavorativo?
2. Se potessi scegliere un animale guida quale sarebbe, e perché?
3. Dove prendi l’ispirazione per i tuoi articoli? Crei una programmazione da seguire o scrivi e pubblichi quando ti senti di farlo?
4. Qual è la tua stagione preferita e perché?
5. Allodola o gufo? Preferisci svegliarti presto la mattina per sfruttare la giornata fin dalle prime ore o senti di rendere meglio verso sera o addirittura a notte inoltrata?
6. Ascolti audiolibri? Cosa ti porta a sceglierli al posto dei corrispettivi fisici (cartacei o e-book) oppure a non farlo?
7. Qual è il tuo mezzo di trasporto preferito e perché?
8. Per leggere hai bisogno di assoluto silenzio o ti immergi talmente tanto nella storia che anche la confusione più assoluta non può distrarti dalle pagine che hai sotto gli occhi?
9. C’è un classico famosissimo che proprio a te non è piaciuto? Se sì, perché?
10. Frequenti i teatri? Quali spettacoli vai a vedere? Pensi che abbiano ancora senso di esistere nella nostra società, tra film, serie TV e musica disponibili in qualsiasi momento?
11. Che rapporto hai con i social?

Ed ecco altri blog che nomino per questo tag e consiglio a tutti!

Arcadia lo scaffale sulla Laguna
Il Bistrot dei Libri
La soffitta di Ti
Lo specchio di Ego
StuzzicaMenti
Una parola tira l’altra…

2 pensieri riguardo “Liebster Award 2020 (#2) | Tag

  1. Molto interessante la risposta sui cantattori, probabilmente io stessa mi trovo a considerarli meno di altri lavoratori del mondo dello spettacolo, e mi rendo conto che non è giusto… Concordo molto sull’associazione social-immediatezza, c’e un gran lavoro se fatto a livello professionale, ma è proprio un concetto diverso dal blog. E da ultimo ti ringrazio tantissimo per le belle parole che hai speso sul mio blog! Fa sempre piacere leggerle davvero 🥰

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