Dubliners – parte 1 | Viaggi e libri

Dublino copertinaOggi si parla di viaggi, e più precisamente, come potrete intuire dal titolo, di Dublino. Non sono andata esattamente in vacanza, il motivo della trasferta di due settimane fa aveva natura lavorativa, ma ho cercato di approfittare dell’occasione e vivere al meglio questa città che desideravo visitare da tanto tempo.

Il tempo a disposizione per fare la turista in realtà è stato relativamente poco: tre serate e un giorno intero a metà del quale ho dovuto anche fare cambio di albergo. Ecco però quali sono state le mie impressioni!

Il nome

Partiamo dalle origini. Sapevate che “Dublino” è un nome vichingo? Deriva infatti da “Dubh Linn”, ovvero “stagno nero”, con riferimento a un piccolo lago nero, collegato al fiume Liffey dall’affluente Poddle, su cui si trovava l’insediamento vichingo che ne portava il nome.

La città

Mettere piede a Dublino ha rappresentato per me un flashback a 5 anni fa, al mio Erasmus in Inghilterra. Si tratta ovviamente di due Stati diversi, ma le somiglianze con le città inglesi sono tante, a partire dalle strade e la loro segnaletica, la guida a sinistra, gli edifici in mattoncini rossi, gli autobus a due piani, i pub e tutti quei locali e negozietti il cui esterno è una parete di un blu, rosso, giallo o verde estremamente vivace.

Nonostante tutti parlino inglese, il gaelico non ha perso la sua importanza: dall’aeroporto ai cartelli stradali, dai nomi delle vie alle fermate dell’autobus, tutto aveva la doppia dicitura gaelico-inglese, con gaelico come lingua principale. Mi piacerebbe sapere se l’irlandese medio è in grado di parlare o almeno leggere questa lingua così affascinante.

Pur essendo una capitale, Dublino non è grandissima, le attrazioni principali sono abbastanza vicine l’una all’altra e questo la rende molto comoda da girare. Si affaccia sul mare, infatti è dotata di un porto, ma ha anche un bellissimo lungofiume che costeggia il Liffey. Nota correlata: non ho mai visto così tanti gabbiani come in questa città, anche a notevole distanza dal porto. E dire che anche io provengo da una città di mare!

Essendo metà novembre, l’atmosfera era già totalmente natalizia. Ho notato che più al Nord si va, più il Natale prende piede con largo anticipo. Le luminarie iniziano a fare la loro comparsa anche qui in Italia, ma giuro che là era totalmente un’altra cosa. Alberi ovunque, viali con scritte di auguri, pareti degli edifici interamente coperte di luci, pub strabordanti di decorazioni. E tassisti che ti salutavano augurandoti “Merry Christmas”. Chi è un po’ Grinch probabilmente si sentirà soffocare e penserà di essere sceso all’inferno. A me sembrava di essere in un luogo fiabesco!

Natale
Fonte: foto personale

Per quanto riguarda i taxi, pare non siano molto affidabili. Eravamo felici di poter usare un’app e prenotarli con largo anticipo e invece, la mattina del terzo giorno, all’ora in cui saremmo dovuti partire dall’hotel, arriva una notifica a dirci che non c’è nessun taxi disponibile. Ma come è possibile se abbiamo prenotato con un anticipo di 2 giorni? E abbiamo avuto problemi anche al ritorno, tutti i taxi erano occupati. Si vede che il giovedì è una giornata particolarmente difficile a Dublino. Quanto a traffico in generale, ho notato che le strade sono spesso belle congestionate, mentre agli attraversamenti pedonali il verde non dura neanche il tempo di mettere piede sulle strisce. Però è divertente sentire i suoni acustici emessi per i non vedenti: quando è l’ora di attraversare sembra che parta un flipper o una slot machine!

Il clima è alquanto freddino e piovoso, ci eravamo illusi di aver trovato bel tempo appena atterrati. Però potete star sicuri che i locali e le camere d’albergo sono ben riscaldati… fin troppo forse! Mi ero portata il pigiama pesante, ma quello estivo sarebbe andato più che bene. Ma l’autunno ha saputo regalarci anche gli splendidi colori delle foglie degli alberi. E quanto alla pioggia, in realtà ci sono parecchio abituata. Pensavano di impressionarci, invece per tutto ottobre e novembre io vivo con messaggi di allerta arancione o rossa un giorno sì e l’altro pure.

Parlando di pub, posso dirvi che non mancava mai la musica dal vivo. Per carità, trovo che rallegri molto l’atmosfera, ma dopo un po’ io ne avrei fatto volentieri a meno, soprattutto laddove il volume era così forte che per parlarsi bisognava gridare. E poi troppa gente accalcata, mancava lo spazio vitale. Poi io che non bevo alcol mi sentivo sempre un po’ fuori posto durante il post-cena. Però ricorderò con piacere due adorabili signori un po’ in là con gli anni che, chitarra alla mano, si esibivano in canzoni dagli autentici ritmi irlandesi e ne dedicavano una a tavolo dopo aver chiesto la nazionalità di provenienza. Ho registrato qualche audio per tenerlo come ricordo!

Bangers and mash
Fonte: https://www.flickr.com/photos/michaelgallagher/1470156810/in/photostream/

Quanto a cibo, beh, potete immaginarlo. La nostra cucina è tutt’altra cosa. Non che fosse cattivo, ma si riduceva un po’ sempre alle stesse cose. Bangers and mashed potatoes (salsicce e purè di patate), poached eggs (uova in camicia), salmone, spezzatini, hamburger strapieni di roba e patatine fritte. Ogni tanto abbiamo variato con cinese e thailandese. O forse siamo andati noi nei posti sbagliati, ma ci fermavamo un po’ dove capitava.

Se siete fumatori, sappiate potreste trovarvi un po’ a disagio. Per strada non si vede praticamente nessuno con la sigaretta in mano e a volte potreste trovare cartelli di divieto anche in aree all’aperto. Insomma, giustamente ci tengono a preservare la salute.

Ultima cosa (ma di una certa importanza) da tenere a mente è che Dublino è leggermente cara. Una camera singola in albergo a 3 stelle veniva 85 € a notte, 20 minuti di autobus hanno portato via 2,55 €, la birra era sui 7 € e ogni piatto a cena si aggirava tra i 14 € e i 16 €. Per fortuna che noi avevamo tutto pagato!

Dopo questa doverosa introduzione, possiamo addentrarci tra alcune delle attrazioni più importanti della capitale. Per scoprirle, continuate a leggere la seconda parte.

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6 pensieri riguardo “Dubliners – parte 1 | Viaggi e libri

    1. Già, il latino mi sembra a un livello diverso. Possiamo studiarlo a scuola, ma non è riconosciuto come lingua ufficiale. Al massimo lo trovi nelle scritte sui monumenti. In compenso so che esistono gruppi di appassionati che sono arrivati a parlarlo con estrema naturalezza, ma sono ovviamente casi speciali!

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      1. Esatto. Poi il gaelico fino a non troppo tempo fa era anche più diffuso, mentre i nostri nonni o bisnonni non parlavano latino, al massimo ascoltavano qualche Messa. È un peccato che il gaelico, anzi i gaelici, stiano scomparendo. Anche se sono lingue piuttosto strane grammaticalmente parlando. 😅 Però ci si sforza di mantenerle in vita.

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