Le sette morti di Evelyn Hardcastle | Recensione

Le sette morti di Evelyn HardcastleSe la scorsa volta ci eravamo lasciati con un giallo tradizionale, ci ritroviamo oggi con un giallo sperimentale. A dicembre ero in vena di indagini e la particolare trama di questo primo romanzo di Stuart Turton mi aveva catturato fin da subito. Recensioni positive da parte di colleghi mi avevano alla fine convinto all’acquisto e non esagero se vi dico che ho dovuto lottare per rallentare il ritmo di lettura ed evitare che il divertimento finisse troppo presto.

Torniamo nella mia comfort zone: l’investigatore di turno non fa questo lavoro di mestiere, quindi lui e noi lettori siamo totalmente alla pari nello svolgimento delle indagini. Per la verità, siamo forse un pochino in vantaggio, perché il nostro protagonista e voce narrante non sa neanche chi è, né dove si trova. Si sveglia una mattina in un corpo che non è il suo, in mezzo a un bosco, convinto che qualcuno lo stia inseguendo per ucciderlo. Oppure per uccidere Anna, l’unico nome, l’unico ricordo che si porta dietro dalla sua “vita precedente”. Successivamente il nostro uomo scopre di essere uno degli invitati alla grande festa organizzata a Blackheat House dagli Hardcastle in onore della figlia Evelyn, tornata a casa dopo aver trascorso vari anni a Parigi. Piccolo particolare inquietante: il giorno e il luogo prescelti sono gli stessi di quando, 19 anni prima, era stato assassinato in riva al lago il piccolo Thomas Hardcastle.

Le sette morti di Evelyn Hardcastle

Ma perché si tratta di un romanzo sperimentale? Senza farvi troppi spoiler, solo quelli che rivela anche la trama di copertina, scopriremo che alle 23:00 stavolta toccherà a Evelyn morire e che il narratore potrà tornare alla sua vera vita soltanto dopo aver scoperto chi è l’assassino. Avrà otto giorni per trovare la risposta. Otto giorni in cui rivivrà lo stesso identico giorno, ma ogni volta nei panni di un nuovo ospite. Questo gli permetterà di osservare gli eventi da una prospettiva sempre diversa e di far tesoro degli indizi raccolti durante ciascuna incarnazione.

Come dicevo all’inizio, nonostante i molti sforzi ho letteralmente divorato questo libro. La scrittura è scorrevole, la tensione è tenuta sempre alta, la suspense non abbandona mai le pagine che volano una dietro l’altra per saziare la voglia di esplorare maggiormente questo mondo, di capire chi è l’assassino e di scoprire quale sarà la successiva incarnazione. L’intera struttura regge solidamente, nulla è fuori posto in questo continuo viaggio nel tempo che torna sempre allo stesso punto, con le stesse azioni ripetute all’infinito come in una sequenza di specchi. Immagino lo studio meticoloso compiuto dall’autore per far sì che si incastrassero tutti i pezzi del puzzle.

Alla fine del romanzo viene fornita una spiegazione razionale di questi accadimenti: nel mondo immaginato questi particolari viaggi nel tempo sono possibili e hanno uno scopo ben preciso. Ecco, questa è stata la parte che mi ha convinto un po’ meno di tutta l’idea, secondo me non c’era bisogno di nessuna giustificazione, l’assurdità dell’intreccio poteva benissimo essere fine a sé stessa, un divertimento tutto mentale. Ma alla fine, a mio parere è un piccolo dettaglio che non intacca il piacere generale della lettura.

Ho apprezzato particolarmente poter entrare in contatto con una grande moltitudine di personaggi: alcuni fanno solo una breve apparizione, altri si presentano sotto una luce sempre nuova data la natura degli incontri con il protagonista, un po’ sulla scia di Uno, nessuno e centomila, perché ognuno di noi non è mai se stesso al 100%, o meglio, lasciamo vedere agli altri solo il lato più adatto alle circostanze. Abbiamo poi il protagonista che, non avendo ricordi di sé, non ha certezze sulla sua personalità e a ogni incarnazione si trova a dover fare i conti con una sempre nuova, ereditata dall’ospite di turno. Concentrarsi per sfruttarle a suo vantaggio senza lasciarsi sopraffare sarà sempre più difficile.

Lo scioglimento del giallo mi è parso totalmente adeguato, con ben due colpi di scena finali. Se non vi spaventa un po’ di componente fantascientifica/soprannaturale e amate lambiccarvi il cervello, questo rompicapo cartaceo fa assolutamente al caso vostro.

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4 pensieri riguardo “Le sette morti di Evelyn Hardcastle | Recensione

    1. Ho letto e sentito anche io opinioni discordanti, secondo me è il finale che rovina un po’ tutto, un po’ poco realistico. Se ha senso parlare di realismo in questa sede. Però ci sta dargli una chance, il resto comunque te lo godi, e si legge talmente in fretta che mal che vada non si avrà sprecato inutilmente troppo tempo. Curiosa di sapere la tua opinione se deciderai di leggerlo 🙂

      Piace a 1 persona

  1. Anch’io avevo già sentito parlare di questo libro, ma solo la tua recensione ha saputo stuzzicarmi. Tra l’altro fantascienza, soprannaturale e giallo sono tra i generi che prediligo. Mi sa che gli faccio fare un salto in cima alla lista dei titoli da leggere.

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