Piranesi | Recensione

PiranesiCome affermavo nel post sul recap delle letture 2022, Piranesi di Susanna Clarke è il romanzo che non sapevo di aspettare l’anno scorso. Viene definito fantasy, ma non credo sia fattibile né tantomeno sensato farlo rientrare in una categoria predefinita. Scrivere una recensione su questo libro è una sfida, ogni tentativo di descriverlo mi sembra inadeguato. L’unica soluzione è provare a catapultarsi tra sue pagine e vedere come va. Ma, se sono qua, significa che farò il possibile per spiegarvelo e interessarvi, senza spoiler.

Quello che ci troviamo tra le mani è il Diario di Piranesi, il quale annota meticolosamente gli eventi delle sue giornate per tenerne traccia: d’altra parte scopriremo presto che ama catalogare e classificare qualsiasi cosa. Tutto però ci risulta estraneo, non ci ritroviamo nelle coordinate che ci vengono offerte: siamo nell’anno in cui l’Albatros è arrivato nei Saloni Occidentali, vengono menzionati Vestiboli e altri Saloni popolati da migliaia di Statue e sappiamo che è in arrivo una Marea che invaderà i suddetti luoghi. Insomma, un’introduzione geniale che ci catapulta subito in un mondo sconosciuto nel quale non sappiamo orientarci.

Piranesi

La struttura del romanzo è perfetta: prima ci viene presentata la Casa e il suo “funzionamento”; successivamente facciamo la conoscenza dell’Altro, il secondo abitante; quindi, compare sulla scena una terza persona di nome 16, l’elemento di disturbo, e dalle pagine più contemplative passiamo all’azione.

Ma andiamo con ordine. Chi è Piranesi? Scopriamo presto che “Piranesi” non è il suo vero nome, è stato l’Altro a darglielo in onore del litografo italiano, famoso per le sue rappresentazioni di immaginari edifici neoclassici simili a labirinti (non so voi, ma io mi entusiasmo sempre quando nostri compatrioti ispirano opere all’estero; inoltre, avevo già visto in giro le sue litografie, ma non avevo idea che stessimo parlando di un italiano!). Piranesi invece si considera semplicemente “Io”, “Me” o “l’Amato Figlio della Casa”.

Piranesi litografia

La Casa è tutto il suo mondo. Sono altamente tentata di descriverla, ma è molto meglio scoprirla procedendo nella lettura. Sappiate solo che è uno spazio sostanzialmente infinito in cui Piranesi semplicemente vive, inoltrandosi giorno dopo giorno in territori nuovi. A fargli compagnia ci sono i 13 Morti, dei cui scheletri sparsi per la Casa si occupa per assicurarsi che siano degnamente curati, e il suo passatempo preferito è catalogare le Statue: possono essere piccole o gigantesche e rappresentano esseri umani o creature mitologiche impegnate in diverse attività. La sua preferita è quella di un Fauno che, con il dito sulle labbra, intima di fare silenzio. Piranesi passa le giornate in loro contemplazione, perché emanano serenità, anche se ogni tanto si chiede come sarebbe abitare in un mondo abitato da così tante persone oltre a lui. È vero, c’è l’Altro, ma sembra incapace di vivere in pace con il mondo e con se stesso come fa Piranesi. Si sta infatti dedicando alla ricerca della Grande Conoscenza, che cerca evocare nella Casa tramite un apposito rituale; Piranesi dovrebbe aiutarlo, anche se non sempre ne ha troppa voglia.

A questo punto io ero totalmente disorientata (ma in modo positivo): cosa stavo leggendo? Le allucinazioni di un pazzo nel nostro “mondo reale”? Una storia “vera” nel “mondo reale” del libro? Mi trovavo di fronte a un mondo parallelo oppure era tutta un’allegoria per dirmi qualcos’altro? Dove mi avrebbe portato? Non vedevo l’ora di scoprirlo.

Le giornate sembrano susseguirsi uguali a se stesse, finché non iniziano a succedere cose strane. Alcune parole pronunciate dall’Altro fanno scattare dei flash nella memoria di Piranesi, scatenando ricordi che non riesce ad afferrare. Arriva 16, la minaccia esterna pronta a sovvertire l’equilibrio del mondo, e poi anche il Profeta, i cui riferimenti non sono del tutto comprensibili per Piranesi. D’altra parte l’albatros, come ne La ballata del marinaio di Coleridge, è un simbolo che preannuncia l’arrivo di importanti cambiamenti.

Non posso dirvi molto di più, per cui abbandonerò la trama per lasciare spazio a qualche riflessione più generale.

La Casa è quanto più mi ha affascinato di questa storia, nel suo essere tante cose insieme. È al tempo stesso una divinità e un paradiso, anche se lontano dalla perfezione: come si ha modo di scoprire, non mancano per Piranesi situazioni di disagio e fonti di preoccupazione. Ma è pur sempre un paradiso perché, tramite gli occhi di Piranesi, tutto è perfetto così com’è, con le sue imperfezioni. Bisogna semplicemente accettarle, perché quelle sono le leggi che regolano l’universo. E se Piranesi incontra una persona che definisce “il Profeta” per la sua vasta conoscenza, per me il vero profeta è stato proprio Piranesi, un moderno messia venuto a svelarci i misteri di un mondo diverso dal nostro.

Accettare il mondo per quello che è significa anche non andare in cerca di un potere che non ci appartiene. Il tema dello spingersi oltre le proprie possibilità è da sempre molto caro alla letteratura e spesso il risultato è poco felice. Non è compito dell’uomo elevarsi a divinità. Piranesi ne è consapevole e per questo riesce a vivere in perfetta armonia con il mondo che lo circonda.

Ma la Casa è anche un labirinto, non a caso nella stanza d’accesso ci sono le Statue di 8 Minotauri. Un labirinto nel quale è facile perdersi e che presenta il rischio concreto di farci impazzire. Diventa quindi un po’ il simbolo delle nostre paure e del nostro inconscio. Però poi arriva sempre qualcuno che ha la chiave e riesce a percorrerne le strade indenne o quasi, perché la Casa comunque cambia completamente chiunque la abiti.

Infine, la Casa rappresenta anche quella parte della nostra mente in cui possiamo rifugiarci per evadere da tutto il resto. Sono bellissime le riflessioni sulla natura umana, con particolare riferimento alle persone più solitarie che amano stare per conto proprio, ma che allo stesso tempo anelano al contatto con gli altri, perché gli scambi sono sempre fonte di ricchezza.

Come facilmente intuibile, è quindi un libro davvero “strano”. Io consiglio di dargli una chance: se scatta il feeling, avrete modo di apprezzare una perla rara.

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4 pensieri riguardo “Piranesi | Recensione

  1. L’ho finito nel fine settimana e concordo con te: è difficile dare l’idea di cosa sia Piranesi a chi non l’ha letto. Invece non sono tanto d’accordo sul non catalogarlo come fantasy, perché ultimamente abbiamo avuto un proliferare di storie che diventano fantasy solo con l’aggiunta di creature fantastiche a piacere; Piranesi torna invece alle radici del fantastico con una storia che ha indubbiamente elementi fantastici, ma che per come sono inseriti non possono essere contrapposti in maniera dicotomica alla realtà. Secondo me, è un fantasy proprio perché usa l’elemento fantastico non per creare una realtà alternativa, ma per espandere la nostra.

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